Tra Legge e Desiderio: il Bosco Onirico

Tra Legge e Desiderio: il Bosco Onirico

Una mancanza strutturale si manifesta nella città di Atene attraverso la rigidità della Legge matrimoniale e politica imposta da Teseo: Ermia deve sposare Demetrio, mentre il suo desiderio è rivolto a Lisandro (atto I, scena I). Ermia protesta: “I would my father look’d but with my eyes”. Questa imposizione non elimina la mancanza, ma la rende operativa sotto forma di conflitto tra Legge e desiderio. Parallelamente, Elena è presa da un amore non corrisposto per Demetrio, ulteriore indicazione di una sproporzione interna ai legami amorosi.

     La mancanza, intesa come struttura costitutiva del soggetto, genera il desiderio. Il desiderio di Ermia per Lisandro e quello di Elena per Demetrio non sono semplici preferenze individuali, bensì manifestazioni di una non-coincidenza originaria tra il soggetto e sé stesso, nonché tra il soggetto e l’oggetto d’amore. In questa prospettiva, il desiderio non mira alla stabilità, ma si dirige verso ciò che eccede ogni possibile soddisfazione, come dimostrano le parole di Ermia: “With Cupid’s strongest bow I swear to thee” (atto I, scena I).

     Gli amanti fuggono quindi nel bosco (atto II, scena I). Questa fuga non costituisce un semplice atto di evasione, ma rappresenta l’ingresso in uno spazio in cui la struttura simbolica si sospende. Il bosco, abitato dalle forze di Oberon e Titania, non introduce caos dall’esterno, ma rende visibile l’eccedenza interna alla Legge e al desiderio.

     All’interno del bosco avviene la trasformazione dei legami. Grazie all’intervento di Puck, gli oggetti del desiderio si scambiano e si disallineano: Lisandro e Demetrio rivolgono il loro amore verso Elena, mentre Ermia viene improvvisamente esclusa (atto III, scena II): “O Helena, goddess, nymph, perfect, divine!” Ciò che potrebbe apparire come disordine è, in realtà, la messa in scena dell’instabilità strutturale del desiderio: esso non è mai fissato a un oggetto, ma attraversato da una mancanza che lo sposta continuamente.

     La Legge, in questo spazio, non scompare, ma si sospende. Questa sospensione consente l’emergere del sogno come modalità esperienziale dell’eccedenza. Il bosco assume così una funzione onirica: le identità si deformano, i legami si ricombinano e il soggetto entra in contatto con ciò che eccede la sua forma stabile. Il caos che ne deriva non distrugge la struttura, ma ne evidenzia i limiti interni.

     Parallelamente, un secondo asse narrativo attraversa la vicenda: la crisi tra Titania e Oberon, generata da un conflitto di desiderio e gelosia (atto II, scena I). Titania protesta: “What, jealous Oberon! Fairies, skip hence”. Anche qui il desiderio non è armonico, ma diviso: Titania si lega al mondo umano attraverso il bambino conteso, mentre Oberon reagisce mediante strategie di riappropriazione del legame. L’intervento magico di Puck, che induce Titania ad amare una creatura bestiale (atto III, scena I), estremizza la logica del desiderio come dislocazione dell’oggetto e perdita di stabilità: “Flower of this purple dye / Hit with Cupid’s archery”.

     Il ritorno alla corte di Teseo segna la reintegrazione nella Legge (atto IV, scena I). Gli amanti ristabiliscono la stabilità dei legami originari: Ermia con Lisandro, Elena con Demetrio. Tuttavia, questo ritorno non coincide con un semplice ripristino dell’ordine iniziale. La Legge, ora attraversata dall’esperienza del sogno e della sua eccedenza, non elimina la mancanza, ma la riconosce come condizione costitutiva.

     In conclusione, la vicenda non descrive una mera alternanza tra caos e ordine. Piuttosto, mostra il movimento attraverso cui la Legge tenta di contenere la mancanza che la fonda, mentre il desiderio ne eccede continuamente la forma e il sogno ne rivela la struttura trasformativa. Il Sogno di una notte di mezza estate diventa così non solo una narrazione di amori incrociati, ma una messa in scena della tensione strutturale tra Legge, desiderio e trasformazione