In un tempo in cui la speranza si è indebolita, il narcisismo e l’egoismo sembrano divenire padroni del nostro cuore, parlare d’amore pare non sia più possibile. Noi crediamo il contrario: in un tempo cupo, buio, chiuso come il nostro, la strada dell’amore rimane, invece, l’unica strada di apertura e di luce, che vince ogni paura.
La sublime poesia di Francesco, di Paolo , di Shakespeare, ci racconteranno l’Amore, l’Amore declinato come EROS, PHILIA e AGAPE.
EROS, forza coesiva, un’idea di amore che non ha niente a che fare con un’idea contemplativa, sentimentale, passiva, passionale di amore, ma azione generativa, creativa. In tal senso, veri “lovers” sono “ROMEO E GIULIETTA”, amanti generativi nel corpo e nello spirito, il cui generare è cosa divina, al pari dello sposo e della sposa nel “ Cantico dei Cantici” legati dalla reciprocità della comunione, dalla parola della lode, dall’amore che è donazione totale di sé nell’essere per l’altro.
L’amore come PHILIA, legame affettivo, di appartenenza, amore dell’anima. E’ l’amore che lega gli amici, i figli ai padri e alle madri, l’ amore gratuito, l’amore possibile a noi uomini, quello che si fonda nella certezza di abitare il cuore dell’altro.
CORDELIA in “RE LEAR”, è la figlia che vive nella pienezza la philìa, perché vive e nutre la sua vita del suo amore verso il padre.
L’amore come AGAPE, l’ amore vibrante, divino, che vince ogni cosa, anche la paura estrema.
PROSPERO ne “LA TEMPESTA” approda all’amore che riesce a perdonare il male ricevuto.
Paolo nell’ Inno alla Carità e Francesco nel Cantico delle Creature cantano l’amore come agape, come superiore urgenza spirituale di armonia assoluta tra gli uomini, degli uomini con la Terra e tutto ciò che contiene. Così vibrerà il nostro cuore, assetato d’infinito, al loro Canto d’ Amore.
