di
C. Dickens
Una pièce in un concerto
T e a t r o "F. S t a b i l e" - P o t e n z a
S a b a t o 1 3 d i c e m b r e 2 0 2 5

1. Dickens a teatro. Una pièce.
Nei quasi due secoli che intercorrono tra i nostri giorni e la sua pubblicazione, A Christmas Carol (1843) è stato oggetto di innumerevoli adattamenti teatrali e cinematografici.
Ancora una pièce da Dickens, dunque? Ancora una pièce dall’opera di Dickens? Sì, a patto che la chiave di lettura e la ratio dell’azione scenica sia tale da consentire tanto la certezza nell’esplorazione del testo quanto il vigore e la credibilità della rappresentazione. E il sogno risponde egregiamente ad entrambi i requisiti; il sogno, dunque, come rappresentazione teatrale.
A popolare questo sogno, e di conseguenza, la rappresentazione teatrale in cui esso consiste, è il sopito, tacitato, rimosso mondo interiore di Scrooge, al quale la maschera della misantropia e l’idolo dell’avarizia hanno aderito così fortemente da non lasciare alcuno spazio d’aria, alcun alito di vita, il quale può irrompervi (per la salvezza!) solo nuovamente, dall’esterno e dall’alto, facendo di Scrooge in qualche modo un novello Nicodemo vittoriano.
Il sogno rivela a Scrooge (e al suo lettore/pubblico) che esiste un compagno invisibile, un cammino segreto, antico e sempre nuovo, in Scrooge e per Scrooge, che conduce dall’oblio di sé alla memoria di sé; dalla menzogna in cui ci si inviluppa, alla verità che da ogni maschera libera; dalla tenebra fredda della paura di non essere amati e non avere in sorte l’amore, alla luce radiosa e incandescente della gioia di riscoprirsi capaci di amare e di irradiare la luce e il calore di questo stesso medesimo, personale e universale Amore.
2. Teatro in Dickens.
Tra i memorabili personaggi che popolano l’universo narrativo dickensiano, Scrooge è da collocare certamente tra i più riusciti, tra quelli che meglio di tutti occupano tanto la pagina quanto la scena. È infatti talento di Dickens dare tono e struttura teatrale ai suoi scritti e ai suoi personaggi, un talento riconosciutogli parimenti dal pubblico e dalla critica.
Così infatti ne parla M. Praz: “La pratica e la sensibilità del Dickens son quelle d’un uomo di teatro: all’abilità nei dialoghi egli unisce remissività verso le esigenze della pubblicazione, pronto a far tagli, pronto a registrare e a seguire le reazioni del pubblico, modificando il destino di questo o quel personaggio per non alienarsi il lettore […]. I suoi difetti pure son quelli d’un uomo di teatro, particolarmente di quel teatro vittoriano che era sensazionale e melodrammatico”1.
Sensibilità teatrale e abilità nel gestire tempi e modi del patto con il lettore sono dunque qualità che la critica più acuta e accorta non ha potuto non riconoscere ad un autore, il cui successo ha in un certo senso finito per ritorcerglisi contro, essendo stato letteralmente eclissato da letture sensazionali e banalizzanti.
Da questi eccessi, cui pure l’autore in qualche modo presta il fianco, è lo stesso Praz a metterci in guardia, affermando che proprio la spiccata sensibilità teatrale di Dickens consente al critico come al pubblico/lettore accorto, di riconoscere all’autore di Scrooge il grande merito artistico e letterario di aver dato vita ad un immaginario e ad un universo narrativo di straordinaria portata. “Anche se spesso caricaturali – scrive ancora Praz – le sue robuste e pittoresche figure, moltissime delle quali son passate in proverbio, quasi maschere di una nuova commedia dell’arte, formano una galleria quale non si era più data nella letteratura inglese dopo Chaucer e Shakespeare”2.
3. Nota biografica
Charles Dickens (1812-1870), nato a Portsmouth e cresciuto in un contesto familiare difficile, sperimentò presto la povertà e il lavoro minorile. A soli dodici anni fu costretto a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe, quando il padre venne imprigionato per debiti. Queste esperienze segnarono profondamente la sua sensibilità e alimentarono il suo interesse per le condizioni delle classi più umili, tema costante nella sua produzione.
Dopo gli esordi come giornalista, pubblicò nel 1836 The Pickwick Papers, che gli diede fama immediata. Seguirono numerosi romanzi di successo, tra cui Oliver Twist, David Copperfield, Bleak House, Hard Times e Great Expectations. Le sue opere, che lo collocano tra gli esponenti di punta del romanzo vittoriano, si imposero sulla scena letteraria per la loro straordinaria vivacità narrativa e una profonda umanità, offrendo un affresco critico della società industriale inglese, con il suo triste e folto corollario di ingiustizie sociali, sfruttamento minorile e ipocrisia della borghesia vittoriana. Morì a Londra nel 1870.
Spicca tra i suoi scritti, per originalità e grande successo, A Christmas Carol (1843), racconto natalizio che, grazie anche al suo sapiente equilibrio di realismo sociale e simbolismo morale, è divenuto quasi un prototipo imprescindibile per chiunque, dopo Dickens, abbia voluto cimentarsi con questo genere letterario. Il protagonista, Ebenezer Scrooge, è un vecchio avaro e misantropo, che viene visitato nella notte di Natale dallo spirito senza pace del suo socio in affari, Jacob Marley, condannato, con le pesanti catene da lui stesso fabbricate in vita, a vagare per sempre sulle ali del vento. Marley annuncia a Scrooge la visita dei tre Spiriti del Natale passato, presente e futuro, che porteranno il vecchio avaro e misantropo a vivere una repentina e radicale conversione interiore.